Zanardi ti prego, stupiscimi ancora

alex zanardi

 

Alex Zanardi prima ancora di essere un esempio di sportivo è un modello come uomo.
E’ riuscito a tramutare un evento sfortunatissimo in qualcosa di positivo apparentemente senza difficoltà. Di ostacoli però, ce ne sono stati e ce ne saranno per l’ex pilota 49enne, ma lui non ha mai mollato e difficilmente lo farà in futuro. Probabilmente è per questo che il Comitato Paralimpico Internazionale ha postato sulla pagina Facebook ufficiale una foto di Alex Zanardi al momento della vittoria del suo primo oro olimpico all’edizione dii Londra 2012 e definendola «una delle immagini più iconiche» della competizione.

C’è in quel gesto — l’atleta a terra sulle gambe che non ci sono, le braccia forti in aria a sollevare la bici come fosse una piuma, lo sguardo di assoluto trionfo — la confutazione del pregiudizio primo sulla disabilità: che sia sinonimo di debolezza. Infatti, Alex e gli atleti che si sfideranno alle Paralimpiadi al via tra pochissimi giorni sono tutt’altro che deboli, hanno una forza dentro di sé che in pochi anno. In più, a far da corredo, una dignità e un orgoglio che non possono non essere riconosciuti, ma soprattutto ammirati.

«Non ho posato per quello scatto, è stato un caso, ma ne sono molto orgoglioso: è davvero potente», dichiara Zanardi al telefono dall’Abruzzo al Corriere.it. Il corridore in questo momento si trova in ritiro con gli altri atleti della Nazionale di paraciclismo prima di partire per il Brasile, in una località che dista 40 chilometri in linea d’aria da Amatrice e un pensiero va alle popolazioni colpite dal terremoto».

alex zanardi oro olimpiadeAlex ha poi continuato a parlare di quell’immagine potentissima, vista per la prima volta il giorno dopo la gara: «Ero in un centro commerciale a Londra e una signora mi ha chiesto l’autografo per i nipoti — narra —. Mi sono stupito: in Italia succedeva, ma perché sapevano chi ero in Inghilterra? Poi mi sono girato e ho guardato l’edicola dietro di me: era tappezzata di non so più quale giornale con la mia foto in prima pagina. Sono rimasto a bocca aperta. Quasi non mi riconoscevo: per quanto sia fiero del mio oro, so che in quell’immagine c’è molto di più».

Zanardi è diventato un eroe anche nel mondo, ma l’italia è la sua casa che gli dimostra affetto anche durante gli allenamenti con la sua handbike: «Mi scalda il cuore che non mi sentano solo come uno sportivo, perché gli sportivi, anche quelli grandi, da Maradona, ad Alberto Tomba a Valentino Rossi, comunque un po’ dividono. Invece la gente vuole vedere in me qualcosa di diverso. E non me ne lamento, eh. Anzi: me ne compiaccio».

Zanardi ha una saggezza innata dentro e all’età di 49 anni ha una maturità tale da fare discorsi che probabilmente non potrebbe fare altrimenti. E’ un simbolo, ma non se ne lamenta o compiace: «Alla fine lo sport, tutto lo sport, è questo. Guardare qualcuno che ottiene un grande risultato significa entrare nel percorso che l’ha portato ogni giorno a mettersi in gioco e fare il meglio che poteva — spiega —. Ti fa dire: lo posso fare anch’io. Ancora di più se sei di fronte a uno che è partito senza gambe, braccia, vista o con un handicap mentale. Ti fa capire che quello che conta è il desiderio: se hai davvero deciso dove andare, l’ultimo tuo problema è diventare campione. Ti basta fare quella cosa lì. E magari diventi anche campione, l’entusiasmo è una spinta forte».

Le paralimpiadi comiceranno il 7 settembre e Zanardi sarà lì a combattere con gente di 30 anni di meno. Da Londra le bici si sono evolute e va da sé che per ripetersi Alex dovrà fare un miracolo, però, lui ne è in grado.

 

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