Vincenzo Montella, il vero top player del Milan

Il top player del Milan siede in panchina. No, non si tratta di un fuoriclasse che non trova spazio nell’undici titolare. Semplicemente il fuoriclasse dei rossoneri è Vincenzo Montella. Il club di via Aldo Rossi, a un passo dal diventare di proprietà cinese, dovrebbe tenersi stretto il tecnico campano. In nemmeno due mesi di lavoro Montella ha dato alla squadra un’identità precisa, che non si vedeva a Milanello dai tempi del primo Allegri (2010/2011), quello dello scudetto per intenderci. Quello di Thiago Silva e Ibrahimovic.

Dopo due partite di campionato non è ardito parlare di Milan di Montella. Una formazione propositiva, votata all’attacco a prescindere dall’avversario. Così contro il Torino a San Siro. Così contro il Napoli al San Paolo. Un svolta chiara, un’inversione di tendenza netta rispetto alle esperienze di Inzaghi e Mihajlovic, con i rossoneri raccolti e pronti a sfruttare le ripartenze. Idee lontane, lontanissime dall’imput berlusconiano dell’essere “padroni del campo e del giuoco”.

IM_TrofeoTIM_Suso-770x470Nel nuovo Milan al contrario spiccano interessanti e intriganti movimenti in fase offensiva, una ricerca costante del predominio territoriale, non fine a se stesso, bensì propedeutico per improvvise e fulminee verticalizzazioni. Anche le fasce sembrano finalmente sfruttate a dovere. I protagonisti del nuovo corso, fino a questo momento, sono Suso e Niang. Diventati ormai imprescindibili. Eppure parevano destinati a lasciare in fretta e furia Milanello. Un luogo che conosce bene Alberto Zaccheroni. Qualche venatura di Milan zaccheroniano irrompe nella creatura di Montella, nel bene e nel male. Una creatura che non si accontenta mai, che non si arrocca e preferisce correre dei rischi, bandendo di fatto la parola ‘prudenza’, all’insegna del motto ‘o la va o la spacca’.

RomagnoliDonnarumma_thumb400x275Sarà necessario in tal senso porre importanti correttivi alla fase difensiva. Sei gol subiti in 180 minuti (potevano essere 7 senza il rigore parato da Donnarumma a Belotti) hanno messo a nudo tutte le lacune milaniste quando sono gli avversari ad attaccare. Disattenzioni dei singoli e problematiche di reparto, anzi di reparti. Gli spazi lasciati ad esempio a Mertens gridano vendetta. Romagnoli, giovane promettente, necessiterebbe di un compagno esperto in grado di guidarlo e migliorarlo.

Mancano inoltre le adeguate coperture davanti al reparto arretrato: sulla mediana serviva un giocatore alla Van Bommel, abile a chiudere ma pure a dettare i ritmi della manovra. Una manovra a volte ancora lenta per le difficoltà di Montolivo nell’impostazione. E sarebbe stato inoltre utile un interprete come Zielinski, a lungo seguito da Galliani e poi sfumato per lo scarso budget a disposizione. Da qui il rammarico di Montella al termine della gara con il Napoli: Mati Fernandez, colpo dell’ultimo minuto, è una parziale consolazione. Le (buone) idee abbondano. La materia prima no. “Vorrei ma non posso” il refrain ricorrente sul versante rossonero del Naviglio. In attesa degli acquisti previsti per il mercato di gennaio (100 milioni stanziati dalla nuova proprietà) il Milan ha comunque posto le basi per la ricostruzione, affidata all’uomo giusto. Vincenzo Montella.

Silvio Berlusconi sta per uscire di scena, ma sulla panchina siede un tecnico davvero berlusconiano per il modo di intendere il calcio. Che sia questo l’ultimo regalo di uno dei più vincenti presidenti della storia ai tifosi del Diavolo?

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