Top 20 dei colpi di mercato rimasti nella storia

Luiz Nazario da Lima Ronaldo Inter

 

20 – Sardi e Santamaria al Genoa: dilettantismo? No, grazie. Il calcio dei pionieri vietava espressamente il professionismo e chi violava le regole finiva nei guai. Logico però che, in un’ottica tutta italiana, il motto fosse “fatta la legge, trovato l’inganno”. È quello che anima Geo Davidson, presidente del Genoa nel 1912 quando i rossoblu sono la squadra più importante e potente del calcio italiano, che vuole a tutti i costi rinforzare la squadra per strappare il titolo alla Pro Vercelli. Davidson individua in Enrico Sardi e Aristodemo Santamaria le pedine mancanti e li convoca in sede senza dire ovviamente nulla all’Andrea Doria, la rivale cittadina. Per convincere i due giocatori a passare dall’altra parte di Genova non serve molto, basta sventolargli sotto il naso un assegno da duemila lire, cifra sconsiderata ai tempi. Sardi e Santamaria stringono la mano, prendono l’assegno e vanno in banca per incassare. Peccato però che il cassiere è un socio dell’Andrea Doria, che fa finta di nulla, li convoca per il mattino dopo e nel frattempo fa una foto all’assegno, denunciando i traditori alla Federcalcio per leso dilettantismo. Il polverone scoppia inevitabilmente: Sardi e Santamaria si difendono dicendo che in realtà quei soldi erano un aiuto per aprire un’attività commerciale, ma vengono ugualmente squalificati per due anni, anche se poi sconteranno pochi mesi. E il solerte cassiere che aveva scoperchiato il vaso di Pandora? Licenziato per aver violato il segreto professionale.

19 – Rosetta alla Juventus: a distanza di oltre dieci anni la storia si ripete, o quasi. Il professionismo nel calcio è ormai tacitamente ammesso, ma alcuni baluardi resistono. È il caso della Pro Vercelli, squadra che ammette tra le sue fila solo dilettanti e che nonostante il campionato vinto pochi mesi prima versa in cattive acque dal punto di vista economico. Così la squadra piemontese invita i suoi giocatori a tagliare la corda, qualora fossero attirati dai denari altrui. Ad accettare di buon grado sono in due, il centravanti Gay che si accasa al Milan e il giovane asso Virginio Rosetta che cede alle lusinghe della Juve del neo presidente Agnelli disposto a versare la bellezza di 45mila lire. Con in campo Rosetta i bianconeri scalano la classifica e lottano per lo scudetto, ma il Genoa non ci sta e fa ricorso, questa volta perché si sente parte lesa da un caso di palese professionismo. La Pro Vercelli, insieme alle altre squadre del Nord, spalleggia i rossoblu, negando di aver dato il benestare al trasferimento di Rosetta. Al termine di un lunghissimo braccio di ferro legale, la Juve è condannata alla sconfitta a tavolino di tutte le partite in cui aveva impiegato il giocatore, ma riesce comunque a tenersi il giocatore che rappresenterà una colonna per i successi futuri.

18 – Loik e Mazzola al Torino: stagione 1941-42. L’Italia è in guerra, ma il campionato va avanti e ha nel Venezia la grande rivelazione stagionale. I lagunari lottano per il titolo grazie a due fenomenali mezzali come Loik e Valentino Mazzola, poco più che ventenni ma già fuoriclasse in pectore. Su di loro posa il loro sguardo la Juventus, con Virginio Rosetta, uomo mercato bianconero, che ne caldeggia l’acquisto al presidente Dusio, il quale però si fa spaventare dalla richiesta di un milione di lire chiesto dal club neroverde e prende tempo per abbassare il prezzo. Alla terz’ultima giornata il Torino capolista va a Venezia per sfidare i terzi in classifica, perdendo 3-1 e subendo il sorpasso della Roma che poi vincerà il tricolore. Al termine della gara, a cui assiste anche Rosetta, il presidente granata Novo si fionda negli spogliatoi degli avversari e mette sul piatto la faraonica offerta di un milione e 100mila lire più de giocatori. Il collega veneziano Bennati accetta all’istante e quando Rosetta vede tornare in tribuna Novo capisce che la frittata è fatta. È l’incipit del Grande Torino.

17 – Jeppson al Napoli: Mondiale 1950, l’Italia campione in carica viene eliminata dalla Svezia, trascinata dal fenomenale centravanti Jeppson. L’anno dopo la piccola Atalanta decide di puntare su questo ragazzone scandinavo, investendoci 31 milioni e venendo ripagata da 22 gol in 27 partite. Logico a quel punto che su Jeppson si scatenino tante grandi. Ci pensa il Palermo e ci prova l’Inter, ma chi fa davvero sul serio è il Napoli del presidente Achille Lauro, sindaco della città e storico imprenditore nel settore delle armi. Il comandante non vuole sorprese, chiama il presidente atalantino Turani e chiude i conti spiegando che “Jeppson lo prendiamo noi: fanno 75 milioni a voi e 30 al ragazzo”. Il muro dei 100 milioni non era mai stato superato, quindi non ha senso andare avanti. Jeppson parte per la città partenopea e diventa “O Banco ‘e Napule”. Di gol in azzurro ne farà, ma non giustificherà mai a pieno l’investimento.

luis suarez inter16 – Suarez all’Inter: anno di vacche magre l’esordio in Italia di Helenio Herrera, portato da Barcellona a Milano da un Angelo Morati bramoso di gloria. HH spiega al suo presidente che se vuole vincere deve portargli in dote Luis Suarez, fantastico regista da lui allenato il blaugrana. Non un colpo facile, perché lo spagnolo ha vinto il Pallone d’Oro l’anno prima e costa parecchi soldi. E poi Moratti è convinto che la stella giusta quell’Inter l’abbia già: trattasi di Antonio Valentin Angelillo, mortifero centravanti capace di mettere a segno 33 gol in una stagione. Il Mago però non ama il suo compatriota, lo ritiene in declino e troppo attratto dalla sua bella, la ballerina Ilya Lopez. Insisti oggi e insisti domani, Herrera convince Moratti a disfarsi di Angelillo e a prendere Suarez. Il Barcellona, che ha sempre opposto una certa resistenza, cede davanti alla mostruosa cifra di 260 milioni offerti da Allodi, utili per ultimare il Camp Nou e fissare un nuovo record. Nel frattempo lo stesso Allodi rifila Angelillo alla Roma per 200 milioni. Risultato? Suarez sarà la pietra miliare della Grande Inter, Angelillo imboccherà la parabola discendente. Robe da Mago.

15 – Sormani alla Roma: una plusvalenza da capogiro. È questo che realizza il Mantova al principio degli Anni Sessanta con la cessione di Angelo Benedicto Sormani. L’attaccante brasiliano era stato segnalato da un cugino del presidente virgiliano Nuvolari, che viveva in Brasile. Il Mantova lo acquista così dal Santos, dove il ragazzo fa la riserva di un certo Pelè, per la “miseria” di 28 milioni, tutto compreso. Il craque è immediato, Sormani all’esordio è uno dei migliori giocatori del campionato tanto da guadagnarsi il soprannome di “Pelè bianco”, ma Nuvolari resiste e non lo cede. Lo farà l’anno dopo, al termine di una stagione meno entusiasmante, ma comunque positiva. A bussare alla porta dei mantovani è il Conte Marini Dettina, proprietario della Roma, a cui Nuvolari fa credere di avere una resistenza tostissima e gli chiede di scucire una somma da capogiro. Per l’esattezza 500 milioni di lire, di cui 260 in contanti e gli altri in giocatori. Marini Dettina acconsente, convinto dalla voglia di portare in alto la sua Roma. Peccato però che Sormani nella capitale farà flop: schierato fuori ruolo e con troppi giocatori a pestargli i piedi, il brasiliano, etichettato come “Mister mezzo miliardo” finirà fuori giri e verrà spedito alla Sampdoria. Nel frattempo la Roma dopo essersi svenata rischia la bancarotta.

14 – Sivori al Napoli: quando Achille Lauro vuole togliersi uno sfizio è difficile che non porti a termine la sua missione. Nell’estate 1965 la Juve decide di mettere sul mercato Omar Sivori. Il Cabezon a Torino ha fatto il suo tempo, non va d’accordo con l’allenatore Heriberto Herrera, ma resta un big e il presidente dei bianconeri Catella punta a tirare su con la sua cessione un bel gruzzoletto, 130 milioni per l’esattezza. È questo che risponde a Fiore, suo collega del Napoli, quando prova a convincerlo a scendere a 90 milioni. Catella però non ha fatto i conti con Achille Lauro, potente armatore e ancora Deus ex Machina dei partenopei: il Comandante alza il telefono e chiama Vittorio Valletta, presidente della Fiat, per spiegargli che per le sue nuovissime navi da crociera ha scelto i motori dell’azienda torinese. Tra una chiacchiera e l’altra Lauro esprime, en passant, il desiderio di vedere Sivori con la maglia del Napoli, ma che purtroppo per la miseria di quaranta milioni il suo sogno resterà insoddisfatto. Non ci vuole molto per capirsi tra gentiluomini e infatti Valletta chiama Catella e gli ordina di cedere Sivori al Napoli per la cifra proposta da Fiore.

13 – Meroni alla Juve: storia di un colpo mancato, ma alla sua maniera divenuto leggendario. È il 1967 e il Torino prova a tornare grande grazie all’estro e alla fantasia di un’ala che sembra la risposta italiana di George Best, per genio e sregolatezza: si chiama Gigi Meroni ed è stato uno dei migliori giocatori del campionato appena concluso. Il Toro però ha seri problemi economici: il Presidente Pianelli, imprenditore coraggioso che ha fatto la fortuna con un’azienda affiliata alla Fiat, ma ora versa in cattive acque. Catella riceve ordine dall’Avvocato Agnelli di aiutare il vecchio amico e al contempo di vestire di bianconero quel funambolico campioncino e il presidente bianconero ci mette poco a convincere il povero collega granata. La voce del clamoroso scambio comincia però a circolare in città e i tifosi torinisti insorgono. A quel punto Agnelli ci ripensa, perché, racconta la leggenda, un simile trasferimento avrebbe il sapore della prepotenza del nobile sul plebeo. “E allora che fine farà Pianelli?”, replica Catella. “Prenda Simoni e lo paghi il doppio”, risponde l’Avvocato, portando alla Signora un buon giocatore che però non vale certo Meroni. Tutti felici e contenti, quindi: non proprio, perché a metà ottobre un tragico incidente stradale costerà la vita allo sfortunatissimo Meroni.

12 – Anastasi alla Juve: Juve e Fiat, un connubio che resta al centro degli intrighi di mercato anche nel 1968. Questa volta Catella riesce a mettere a segno un colpaccio, “vendicandosi” dell’affare Sivori. È il 18 maggio, il campionato è finito e a San Siro va in scena un’amichevole tra Inter e Roma. Al centro dell’attacco dei nerazzurri c’è Pietro Anastasi, ventenne attaccante del Varese che dopo un grande campionato è stato bloccato da Fraizzoli. Le firme non ci sono ancora, ma ormai è tutto fatto e la presenza di Pietruzzu in campo lo dimostra. Le squadre sono nel tunnel, quando Catella si mette in contatto telefonico con Borghi, presidente del Varese e della Ignis, florida azienda che produce frigoriferi. Catella ha saputo che Borghi è alla ricerca di compressori a buon mercato da utilizzare per la sua produzione: una soffiata che si rivela decisiva, perché Catella tramite la Fiat promette a Borghi i compressori di cui ha bisogno, in cambio della cessione di Anastasi. Affare fatto e così per 660 milioni Anastasi passa alla Juve e quell’amichevole di maggio in maglia interista resta un curioso e isolato cammeo.

11 – Savoldi al Napoli: stagione 74-75, il Napoli di Vinicio sfiora lo scudetto che finisce però sulle maglie della Juve. A zavorrare i partenopei nella volata finale è la mancanza di un centravanti prolifico e così Ferlaino in estate cerca l’uomo che faccia al caso suo. L’unico big fuori dal giro degli squadroni metropolitani è Savoldi, bomber del Bologna. Così Ferlaino contatta il presidente felsineo Conti e chiede di vendergli il giocatore e per tutta risposta si sente rispondere ridendo che la possibilità c’era, a patto di ricevere due miliardi. Ferlaino non coglie la battuta e risponde affermativamente. Conti che in realtà non vorrebbe cedere il suo gioiello non può resistere a una simile offerta e mette la firma sulla proposta che prevede 1 miliardo e 400 milioni più i cartellini di Clerici, Rampanti e Nanni. Il paese si indigna per il trasferimento record e per di più i risultati furono mediocri. Sotto il Vesuvio infatti Savoldi smarrirà la via del gol e il tricolore per il Napoli rimarrà un miraggio ancora per una decina d’anni.

10 – Paolo Rossi al Vicenza: i sogni son desideri, ma talvolta possono trasformarsi in incubi. È il 1976 e il Vicenza naviga nella mediocrità della Serie B, ma sceglie un allenatore rampante con tante buone idee come Gianbattista Fabbri e punta al salto di qualità chiedendo Verza alla Juve. Boniperti invece rifila ai veneti in comproprietà Paolo Rossi, un’aletta che fino a quel momento è stato frenato dagli infortuni. Il ragazzo sembra destinato a rimanere nell’anonimato, invece Fabbri lo trasforma in centravanti e i biancorossi fanno il botto: al primo colpo ottengono la promozione, l’anno dopo in Serie A chiudono addirittura al secondo posto con Paolino che segna 45 gol in due stagioni e stupisce il mondo al Mondiale 1978. In quell’estate Pablito è il pezzo più ghiotto del mercato e il Vicenza e la Juventus cominciano un serrato braccio di ferro per risolvere la comproprietà. Farina, ruspante presidente della Lanerossi, decide che è arrivato il momento di mostrare i muscoli per tenersi stretto il suo gioiello, rispedisce al momento ogni offerta di Madama e decide di andare alle buste. Una soffiata gli rivela che la Juve, per ordine di Agnelli, vuole riportare a Torino il giocatore e Boniperti offrirà 2 miliardi e mezzo, così Giussy scrive nella sua 2 miliardi e 612 milioni, credendo così di poter acquistare definitivamente il campione pagando solo la differenza tra le due offerte, una cifra irrisoria. Tutto sbagliato, perché in realtà Boniperti ha proposto 875 milioni e così Farina si ritrova con Rossi in tasca, ma dovrà pagarlo un occhio della testa. I benpensanti sono indignati, la parola “scandalo” torna a popolare le cronache di mercato: alla resa dei conti l’azzardo di Farina sarà l’inizio della fine. La stagione dopo Rossi viene orbato nella sfida di Coppa Uefa con il Dukla e il Vicenza finisce in B. Il Napoli prova a prendere Pablito che però rifiuta il trasferimento e va in leasing a Perugia dove verrà squalificato per il Calcioscommesse, così che Boniperti se lo riprenderà semplicemente scontando il debito di Farina che nel frattempo ha portato il Vicenza su un lastrico che la porterà fino in C.

9 – Zico all’Udinese: ve lo immaginate Cristiano Ronaldo all’Atalanta? Negli Anni Ottanta sarebbe stato possibile, come insegna il passaggio di Zico all’Udinese. È quello che succede il 1° giugno 1983, quando il direttore sportivo dei friulani Franco Dal Cin annuncia al mondo di aver acquistato dal Flamengo il Galinho, uno dei primi tre giocatori al mondo, per 6 miliardi. Un’operazione che genera incredulità, che lascia però in fretta lo spazio all’indignazione. La Zanussi di Mazza, presidente bianconero, ha infatti appena messo in cassa integrazione diversi operai e il polverone che si alza è immediato, anche se parte del cartellino di Zico verrà pagato da una misteriosa società londinese. Il presidente federale Sordillo sbatte i pugni sul tavolo e chiude le frontiere con effetto immediato, bocciando così il trasferimento di Zico e di Cerezo, in procinto di passare alla Roma. La città di Udine insorge e scende in piazza al motto di “O Zico o Austria”. In campo scende pure il Presidente della Repubblica Pertini che dichiara di voler vedere i due assi brasiliani in Serie A. Sordillo abbozza e fa marcia indietro, autorizzando i trasferimenti. A Udine Zico vivrà una prima stagione favolosa, ma l’anno dopo infortuni e Guardia di Finanza lo costringeranno a fuggire verso Rio de Janeiro.

8 – Maradona al Napoli: come è arrivato il più forte di sempre a vestire la maglia del Napoli? Al termine di una interminabile telenovela. Tutto comincia quando Juliano e Ferlaino scoprono che il Barcellona vorrebbe liberarsi del suo bizzoso talento e mettono sul piatto 13 miliardi di lire: Il presidente blaugrana Gaspart pare accettare, ma poi fa marcia indietro, chiedendo fidejussioni bancarie a garanzia. Il colpaccio rischia di saltare, ma poi Diego inizia a sparare a zero su tutta la Catalogna e la trattativa riprende. Comincia un braccio di ferro e tutto rischia di andare in fumo quando il Barcellona chiede due miliardi e mezzo in più. Ferlaino e Juliano a quel punto calano il bluff vincente: fingono di rinunciare, ma nel frattempo tirano fuori due fax dei blaugrana che confermano di aver accettato l’offerta e chiedono così all’Uefa di prendere provvedimenti. Nel frattempo si mettono sulle tracce di Hugo Sanchez, centravanti messicano dell’Atletico Madrid che piace parecchio al Barca. Che a quel punto viene messa con le spalle al muro non può fare altro che accettare. Il trasferimento è completato, anche se per riuscirci Ferlaino si fa aiutare da una guardia giurata dell’hotel sede del mercato per depositare il contratto, nonostante il tempo limite sia scaduto da qualche ora. E Re Diego sbarca a Napoli dove darà il via alla leggenda.

7 – Baggio alla Juventus: la sua carriera sembrava già finita a diciotto anni, quando un terribile incidente nella sfida tra Vicenza e Rimini ne aveva messo a repentaglio la carriera. Roberto Baggio era stato acquistato pochi giorni prima dalla Fiorentina, ma rischiava di diventare già un ex, invece il ragazzo di Caldogno aveva trovato la forza di rialzarsi e tornare padrone del suo destino e alla fine del campionato 89-90 è la stella più luminosa del campionato italiano, tanto da attirare le sirene di tutte le grande, Juve in particolare. A Firenze i Pontello, proprietari dei Viola, sono incerti tra il rinnovo di contratto e la cessione con cui monetizzare e passare la mano, dal canto suo Baggio vorrebbe restare, a patto che la squadra venga rinforzata. Il tira e molla va avanti fino a maggio, poi la Fiorentina accetta le lusinghe bianconere e cede il suo gioiello. La palla passa proprio a Baggio, innamorato della città e “commosso” dalle proteste dei tifosi viola che assediano la città per provare a scongiurare il trasferimento. Il 18 maggio Roberto comunica di aver accettato la corte della Signora e inizia con i Pontello un gioco di rimpallo delle responsabilità, in cui le due parti si accusano a vicenda di aver ceduto al vile denaro. A Firenze scoppia una guerriglia urbana che arriva fino alle porte di Coverciano, sede del ritiro della Nazionale che si sta preparando al Mondiale casalingo, ma la rivoluzione non porterà a nulla. Baggio si veste di bianconero e con quei colori vincerà pure un Pallone d’Oro, con buona pace dei tifosi viola.

6 – Vialli alla Juve: la favola era finita male, con quel tiraccio di Koeman che aveva battuto Pagliuca pochi giri d’orologio prima dei calci di rigore. La leggendaria Samp costruita da Mantovani e Boskov finiva quel giorno, sotto l’ombra delle due torri dello stadio imperiale di Wembley, al termine della finale di Coppa Campioni persa dai blucerchiati contro il Barcellona. Per costruire un nuovo ciclo bisogna vendere una pezzo da novanta e così Mantovani decide di privarsi di uno dei suoi figli prediletti, Gianluca Vialli. Il centravanti di Cremona era arrivato sotto la Lanterna nel 1984 e aveva vissuto tutta l’epopea doriana: già in passato sembrava a un passo dal Milan, poi però aveva resistito alle sirene di Berlusconi per provare a vincere a Genova. Da tempo però Luca aveva chiesto a Mantovani di lasciarlo andare e nel 1992 i tempi sono maturi, anche per un nuovo record di mercato. Due giorni dopo il ko di Londra, Vialli firma per la Juve, in cambio di 10 miliardi e i cartellini dei giovani Corini, Bertarelli, Michele Serena e Zanini, coloro che sulla carta dovrebbero costruire la nuova ossatura della Samp del futuro. Vialli e Mantovani si salutano tra le lacrime, spiegando di aver accettato il divorzio per il bene della Doria e del suo bilancio. Vialli in bianconero riuscirà effettivamente a sollevare la coppa dalle grandi orecchie, la Samp invece nel giro di poche stagioni finirà in B.

5 – Ronaldo all’Inter: il Fenomeno in nerazzurro poteva finire nell’estate 1996, ma poi Moratti, o chi per lui, giudicò eccessivi i 30 miliardi chiesti dal PSV per il centravanti brasiliano. Dodici mesi dopo però il Presidente interista cambia idea, anche perché nel frattempo quel ragazzo di appena 21 anni, acquistato nel frattempo dal Barcellona, ha messo a ferro e fuoco tutte le difese della Liga. La telenovela sembra dover finire prima ancora di cominciare, perché a marzo Ronnie rinnova il luglio chiede al Barça un nuovo adeguamento del contratto firmato pochi mesi prima, mandando su tutte le furie il Presidente blaugrana Nunez. La Lazio di Cragnotti prova a trattare, poi però si inserisce con decisione l’Inter che trova in men che non si dica l’accordo con il giocatore. Per convincere il Barcellona però la faccenda è ben più complessa, anche perché Nunez fa marcia indietro e sembra in un primo momento accettare il ritocco chiesto dal brasiliano. Vedere Ronaldo a San Siro pare un sogno destinato a non avverarsi per i tifosi nerazzurri, ma tutto si riapre nella notte del 4 giugno: i procuratori del Fenomeno e Nunez “rompono” nuovamente e Moratti mette mano al portafogli per pagare i 48 miliardi di clausola, cifra che polverizzerebbe ogni record di spesa. Il Barcellona però non ci sta e dà vita a una battaglia legale attraverso la Fifa che a luglio inoltrato delibera che i nerazzurri dovranno versare 3 miliardi in più, sotto forma di risarcimento danni. Una storia a lieto fine per la Beneamata che però cinque anni dopo si ritroverà dalla part opposta della barricata.

4 – Vieri all’Atletico Madrid: “Vieri non è sul mercato, me lo ha confermato Luciano Moggi. La Juve non cederà a nessuna offerta. Non è questione di cifra. Come Brigitte Nielsen, insomma”. La celebre massima è vergata da Gianni Agnelli a fine giugno ’97, giorno in cui l’Avvocato accosta il giovane bomber juventino alla famosa attrice danese, che secondo le cronache di gossip aveva respinto le avance di un ricco sceicco. L’emergente Bobo è corteggiato dall’Atletico Madrid, ma Agnelli spiega di avere avuto garanzie da Moggi, quindi in pochi si sorprendono quando due giorni dopo il Direttore Generale bianconero annuncia fiero di aver ceduto Vieri ai Colchoneros per 34 miliardi, seguendo il più classico schema di quello che era a tutti gli effetti il re del mercato di quegli anni. L’attaccante in Spagna segnerà tantissimo, rimanendo però uomo con la valigia sempre pronta: nel 1998 passerà alla Lazio per 50 miliardi, nel 1999 all’Inter addirittura per 90, stabilendo l’ennesimo record battuto da Moratti.

3 – Nedved alla Juve: come spesso capita, la telenovela comincia quando sembra che sullo schermo siano proiettati i titoli di coda: è il 15 giugno 2001, quando Nedved, sotto gli occhi di del Presidente Cragnotti e del suo manager Raiola, firma il rinnovo con la Lazio fino al 2006. Peccato che venti giorni dopo Moggi lo convinca a visitare Torino e lo fa prelevare da Praga, dove il giocatore è in ferie, con un aereo privato. “Non lo saprà nessuno” mente Lucky Luciano che invece all’uscita dall’aeroporto ha convocato la stampa sportiva al gran completo. Moggi offre una cifra da capogiro al giocatore e al suo già potente procuratore e Pavel vacilla fino a crollare, tanto che la Lazio accetta i sessanta miliardi messi sul piatto dai bianconeri.

2 – Nesta al Milan: “Mi chiedete di comprare Nesta, ma io vi dico che non posso farlo, perché nel calcio siamo arrivati a un livello che non hanno nulla di morale”. Parole e musica di Berlusconi Silvio, Presidente del Consiglio in quel tardo agosto del 2002, davanti alla platea del meeting di Comunione e Liberazione. Nesta è il capitano della Lazio, per il quale Cragnotti ha già rifiutato 43 milioni dall’Inter qualche settimana prima. Eppure mentre il Presidente biancoceleste ne ha parlato in vacanza a Porto Cervo con Galliani, il quale dopo una lunga trattativa ha anticipato il suo datore di lavoro spiegando alla stampa che la cifra richiesta dal club capitolino è fuori dalla logica di mercato. Tutto arenato? Non proprio, perché a poche ore dalla fine del mercato Nesta al Milan ci va, per una cifra nettamente inferiore a quella richiesta, ovvero 30 milioni di euro. Con buona pace della morale.

1 – Ronaldo al Real Madrid: dove eravamo rimasti? Al clamoroso e costosissimo trasferimento di Ronaldo dal Barcellona all’Inter. In nerazzurro il Fenomeno ha stregato tutti, ma dalla sua seconda stagione ha imboccato un tunnel senza fine di infortuni, terminato solo nel 2002, quando il brasiliano, dopo aver perso un clamoroso scudetto con i nerazzurri, è volato in Giappone dove ha vinto da assoluto protagonista il Mondiale. Al momento delle celebrazioni però “si dimentica” di citare l’Inter e i suoi tifosi che l’hanno amato e coccolato durante la lunga convalescenza. I motivi di questa amnesia vengono presto a galla: dietro c’è il Real Madrid che vuole portare il giocatore alla Casa Blanca. Moratti resiste e spiega come Ronnie non sia in vendita, nonostante le lamentele per lo scarso feeling con il suo allenatore Cuper. I tifosi contestano il Fenomeno che nel frattempo continua a spingere per trasferirsi a Madrid e inizia un tira e molla con il suo Presidente che si conclude a poche ore dal gong di fine mercato: Ronaldo va in Spagna per 45 milioni di euro e al momento di andarsene dichiara: “Me ne vado come Giuda”. Nessuno ha nulla da eccepire.

 

Simone Iemmolo

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