RB Lipsia, la lenta e meticolosa scalata verso l’Europa

RB Lipsia

Anche i meno interessati di voi al calcio internazionale avranno perlomeno sentito parlare dell’RB Lipsia, la squadra della Red Bull considerata l’ultima tra i “nuovi ricchi” del calcio europeo. L’azienda produttrice dell’omonima bevanda ha già fatto il suo ingresso nel mondo del calcio diversi anni fa, con l’acquisizione del Salisburgo e la fondazione dei New York Red Bulls, passando per il meno noto Red Bull Brasile e la scommessa persa del vivaio costruito in Ghana e poi assorbito da quello del Feyenoord, ma mancava ancora di una rappresentante nel calcio europeo che conta davvero. Ora grazie al neopromosso RB (RasenBallsport, palla su prato, un elegante modo per non inserire marchi commerciali nella denominazione societaria) Lipsia, nato dalle ceneri dell’SSV Markranstadt e portato in 7 anni dalla quinta divisione tedesca alla Bundesliga, la nota compagnia sbarca in uno dei campionati più popolari d’Europa, con l’obiettivo di lottare a stretto giro di posta per l’accesso alle coppe europee. Con acquisti altisonanti, ingaggi monstre e offerte fuori mercato? Niente affatto, la strada scelta dal Lipsia è del tutto diversa da quella percorsa dai vari Manchester City e Paris Saint-Germain; a Lipsia si punta sui giovani talenti in campo (e in panchina) e sui vecchi volponi del mestiere dietro la scrivania.

La campagna acquisti estiva del club è stata tutt’altro che altisonante e sontuosa: i Tori Rossi al momento hanno acquistato solamente il 23enne portiere del Kaiserslautern Marius Muller e il promettente attaccante ventenne dello Stoccarda Timo Werner (pagato ben 10 milioni di euro, giocatore più caro della storia del club), promuovendo Janelt e Touré dalla squadra Under 19 e prelevando i giovani difensori Schmitz e Naby Keita dall’amico Red Bull Salisburgo. Linea verde anche per quanto riguarda gli obiettivi più noti, ovvero Breel Embolo, che è recentemente finito allo Schalke 04, e Mario Lemina, che la Juventus sembra non voler cedere. A guidare una squadra dall’età media bassissima troviamo un outsider come Ralph Hasenhuttl, “ragazzino” di 49 anni che dopo le esperienze in 3.Liga è stato artefice del miracolo Ingolstadt; un manipolo di sconosciuti alla prima esperienza in Bundesliga guidato in scioltezza verso l’undicesimo posto, a una manciata di punti dal ricchissimo Wolfsburg.

Il vero mercato è stato mirato, meticolosamente e nel corso degli anni, all’accaparrarsi uno staff dirigenziale di primo livello: l’amministratore delegato è dal 2014 Oliver Mintzlaff, ex maratoneta e direttore marketing della Puma, ad affiancarlo volti noti del calcio teutonico come Ulrich Uolter, organizzatore del mondiale femminile in Germania nel 2011, e soprattutto Ralf Rangnick in qualità di direttore sportivo. Fautore di un altro piccolo capolavoro, quello dell’Hoffenheim, Rangnick aveva lasciato il calcio nel 2011 a causa della depressione, ma il Lipsia l’ha convinto a tornare in panchina per aiutare il neonato club ad approdare in Bundesliga; compiuta la missione Rangnick ha deciso di fare un passo indietro lasciando la panchina al già citato Hasenhuttl, ma da ds continuerà a mettere a disposizione del club la sua infinita esperienza.

Al momento il Lipsia appare attrezzato per una permanenza tranquilla in Bundesliga, mentre sembra ancora lontana la qualificazione alle coppe europee, per le quali concorreranno 6-7 squadre ancora una spanna sopra il club targato Red Bull. Dal canto suo il Lipsia non ha fretta, chi dirige il club sa che nulla si crea da un giorno all’altro e ha scelto la strada più diffcoltosa, ma anche virtuosa, per arrivare ai vertici, anche se non escludiamo un colpo di mercato a effetto negli ultimi giorni per galvanizzare ambiente e tifosi. La scelta pagherà? Lo scopriremo insieme già nei prossimi mesi.

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