Il quarto posto, l’altra faccia della medaglia olimpica

Il quarto posto olimpico è una maledizione, una sconfitta che brucia, una delusione che non si dimentica, ma anche il segno che, nella manifestazione sportiva più attesa, si è andati davvero vicino ai migliori del mondo.

“Quando apro il giornale, leggo sempre le pagine dedicate allo sport. Vi si parla infatti delle imprese compiute da uomini e donne, e delle loro vittorie. Mentre la prima pagina parla, in genere, dei loro fallimenti.” (Earl Warren)

E sulle prime pagine dei giornali italiani sono arrivati i volti di tantissimi atleti, che hanno sfiorato la medaglia e l’hanno poi dovuta dimenticare a tempo di record, mancato. Matteo Marconcini, judo, sconfitto nella gara per la medaglia di bronzo, la squadra di tiro con l’arco femminile (Boari, Mandia, Sartori), nel canottaggio il 4 senza pesi leggeri (Oppo, Goretti, LaPadula, Ruta) e il due di coppia Francesco Fossi e Romano Battisti, la carabina di Petra Zublasig, il fioretto della scherma nella gara a squadre maschile e la sciabola femminile.

L’ultima scottante delusione è quella di Vanessa Ferrari. La ginnasta italiana manca il podio, come a Londra 2012, e tra le lacrime pensa a dire addio alle competizioni. Un altro quarto posto, drammatica beffa sportiva di chi per anni ha lavorato e si è allenato per una sola ragione: la medaglia olimpica. Di fronte all’eccitazione vittoriosa dei più forti, la spettacolare Simon Biles, c’è l’amarezza dei quarti. Un saltello di troppo. Un passo più giù dalla storia.

“Tornerò a casa qualche giorno e poi deciderò”.

A 25 anni, le gioie di Vanessa sono arrivate nei Mondiali e negli Europei. Mai nella competizione olimpica, nonostante le tre presenze, già un traguardo per una ginnasta.

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Così la storia di Vanessa si aggiunge a quelle di atleti dimenticati, che non riempiranno le pagine dei risultati ufficiali. Le immagini da copertina sono per i primi, per chi batte i record e chi, a sorpresa, conquista medaglie e tifosi. Ma l’altra faccia della medaglia, quella di legno, sono le lacrime di chi non ce l’ha fatta e avrebbe potuto e di è dovuto accontentare del quarto posto.

Fuori dal medagliere, ma dentro lo sport. Ci ha tenuto a precisarlo Antonella Del Core. Il capitano della Nazionale di pallavolo femminile ha parlato su Facebook in un lungo post, incoraggiando le compagne più giovani dopo il fallimento olimpico e ricordando che il valore delle Olimpiadi sta nell’unità, non nella divisione.

“Non finita come mi aspettavo, ma questa è la vita, le cose non vanno quasi mai come vorresti”.

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In una percezione emotiva ma razionalmente distorta, la mancata medaglia trasforma l’essere i quarti del mondo in un insuccesso di proporzioni bibliche. Così, la prova di Federica Pellegrini ha deluso e diviso stampa e tifosi. La rabbia passerà, rassicura la nuotatrice, ma per il resto non c’è nulla su cui piangere.

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Non è l’assenza di lavoro, di sacrificio o la mancanza di rispetto per la propria identità nazionale a determinare il risultato, ma la presenza di avversarie migliori e a volte, un po’ di sfortuna.

“Più di così non potevo fare. A Londra mi hanno tolto la medaglia, oggi avrebbero potuto darmela ma anche no”.

ha dichiarato Vanessa, la migliore ginnasta italiana di sempre. La migliore, senza una medaglia olimpica. Già questa dovrebbe essere una risposta. Ma lo sport è anche, e soprattutto vittoria.

“La cosa importante nei Giochi Olimpici non è vincere ma partecipare”, parola del barone Pierre de Coubertin.

Forse è vero, a meno che tu non sia partito per portare a casa una medaglia.

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