Qualche consiglio al Milan per tornare a essere grande

Finirà mai la crisi del Milan? Se lo chiedono, sconsolati, i tifosi rossoneri dopo tre stagioni a dir poco fallimentari. Il club di via Aldo Rossi non vince un trofeo dal 7 agosto 2011 (supercoppa italiana) e non si qualifica per le Coppe Europee dal campionato 2012/13 (3° posto con Allegri). Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi: 5 allenatori si sono succeduti in panchina in due anni e mezzo, a testimonianza della totale confusione che regna in società. Un tempo punto di forza e modello, adesso prima causa dei mali del Milan. La scelta dei due amministratori delegati (Adriano Galliani per la parte sportiva, Barbara Berlusconi per la parte commerciale) è stata fallimentare: ha portato alla creazione di due gruppi distinti e spesso in contrasto a causa delle differenti, anzi opposte, visioni del calcio. Al Milan non si capisce bene chi comanda, chi prende le decisioni (clamorosa ed emblematica in tal senso la vicenda dello stadio al Portello). Il primo equivoco da risolvere, con o senza la cessione della maggioranza alla cordata di imprenditori cinesi, è proprio questo. In caso contrario difficilmente i rossoneri potranno tornare a essere competitivi. Fanno dunque riflettere le voci che vorrebbero, in caso di passaggio ai cinesi, la presenza contemporanea di Galliani e Barbara Berlusconi nell’organigramma. Anche perché le tensioni tra i due sarebbero riesplose negli ultimi giorni.

“Il doppio ad non funziona. C’è mancanza di unità d’intenti tra il signor Galliani e Barbara Berlusconi”. Paolo Maldini.

Le spasmodiche trattative (il 30 giugno dovrebbe essere il termine ultimo per una decisione di Silvio Berlusconi) peraltro stanno già facendo partire il Milan in netto ritardo rispetto alle altre squadre in vista del campionato 2016/17. L’allenatore sarà Brocchi? O Giampaolo? O Pellegrini? Tutto tace. Sarà possibile effettuare acquisti di un certo spessore o sarà un mercato low cost? Tutte domande prive di risposta a meno che sotto traccia i dirigenti stiano già lavorando alacremente e abbiano in mente come procedere nelle prossime settimane per essere pronti il giorno del raduno. Eppure le strategie delle ultime annate non autorizzano a riporre troppo fiducia nel management, comunque ancora operativo nel breve-medio periodo qualora la maggioranza delle quote prendesse la via di Pechino. Di un qualsivoglia progetto nemmeno l’ombra. Le divisioni societarie hanno immobilizzato il Milan e contribuito alla totale assenza di programmazione.

“Al Milan serve ritrovare un’identità, la società ha sicuramente delle responsabilità, ma ne hanno anche i calciatori. Mancano giocatori con senso di appartenenza”. Gennaro Gattuso

Il tanto sbandierato ItalMilan sarebbe una buona soluzione, solo se fosse una scelta convinta e non un’opzione di riserva. La Juventus insegna: un blocco italiano di giocatori forti, tecnicamente e mentalmente, è indispensabile per costruire qualcosa di importante negli anni. Ora invece al Diavolo mancano l’identità, l’attaccamento ai colori, gli uomini con la U maiuscola: dopo le sconfitte i vari Maldini e Baresi per loro stessa ammissione soffrivano, mentre attualmente i ko sono diventati un’abitudine, sopportabile e cancellabile in qualche locale o discoteca di Milano e dintorni. Allora diventa fondamentale puntare seriamente sul settore giovanile, su calciatori con il Milan nel cuore e su una valida rete di osservatori sparsi per l’Italia e per il mondo. L’allontanamento di Braida e Leonardo in tal senso è stato deleterio e ha tolto al Milan persone capaci, intelligenti e soprattutto intenditori di calcio. Senza basi solide non sarebbe sufficiente l’arrivo della cordata di imprenditori asiatici. Gran parte dei supporters rossoneri nutre verso i possibili compratori una fiducia totale, ritenendoli gli unici in grado di invertire la tendenza. Il caso dell’Inter di Thohir dimostra che però non sempre i salvatori provengono da Oriente. Oltre ai soldi servono le idee.

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