Molto più di un gioco

Ci sono situazioni, avvenimenti che non rappresentano solo ciò che comunemente appaiono. Spesso acquisiscono un significato unico, legato ad aspetti che trascendono la loro natura. È questo il caso di Italia – Spagna, molto più di una partita.

Quando si affrontano gli Azzurri e le Furie Rosse scendono in campo, oltre ai giocatori, ideologie, culture, usi sociali. 2 paesi in cui la crisi economica miete vittimi e frantuma sogni,  tenuti in equilibrio sul filo della speranza dallo sport, ancora di salvezza in un mare di problemi. Italia e Spagna, patrie dell’estro, della spensieratezza, della leggerezza in alcuni casi. Vicine geograficamente quanto vicine di cultura e stile di vita, entrambe portatrici di meraviglie naturali e capolavori di alcuni movimenti artistici dal ricordo indelebile. È tra queste 2  nazioni che, ogni volta, su quell’amato prato verde, si assiste a un entusiasmante lotta per la vittoria. Vittoria che rappresenterebbe un qualcosa di più di 3 punti, più del blasone. Perchè, come detto, non tutto è quello che sembra.

Nazionale spagnola e italiana hanno una storia calcistica profondamente diversa. Gigante in campo internazionale, capace di tirare fuori partite impronosticabili in situazioni disperate, l’Italia ha sempre fatto la voce grossa, vincendo, e tanto, dando battaglia in ogni singolo match anche agli avversari più ostici. Di contro la Spagna eterna incompiuta, bella ma poco cinica. Fino all’inizio degli anni 2000 la sfida tra queste 2 nazionali potrebbe racchiudersi in questo: estro contro concretezza, fantasia  contro tenacia. Copione riproponibile anche per il nuovo millennio, in cui l’Italia conquista un Mondiale (2006) e la Spagna arranca tra ambizioni e inesperienza. La svolta si ha con il 2008, anno in cui la Roja inizia un ciclo che in 4 anni la vede salire per 2 volte sul tetto d’Europa (2008 appunto e 2012) e per la prima, storica volta sul gradino più alto del mondo (2010). Anni in cui la Spagna fa l’Italia, e l’Italia fa semplicemente pena. E come spesso e volentieri accade nel Belpaese quando le cose vanno male, tutti a puntare il dito contro allenatore e calciatori, colpevoli in tutto e per tutto, ma sul cui carro ci sarebbe stata la ressa in caso di vittoria. Perché in Italia funziona così: puoi essere di destra o di sinistra, di Milano o di Palermo, essere pro o contro le olimpiadi a Roma, interista o juventino, ma la Nazionale è la Nazionale. Nel bene e nel male. Tutti uniti nel trionfo, affannati nel cercare un colpevole nella sconfitta. Nel clima più disteso della Spagna, dove si respira un’aria non inquinata da preoccupazioni mediatiche e ansia da prestazione, le cose si sono rivelate con andamenti migliori. Ma la fortuna fa il bello e il cattivo tempo, e noi dobbiamo essere bravi a capire quando indossare gli occhiali da sole o portare l’ombrello. Il periodo d’oro spagnolo giunge al capolinea ai Mondiali 2014, con l’uscita delle Furie Rosse alla fase a gironi, così come l’Italia. Lo scontro tra le 2 compagini avviene 2 anni dopo, agli ottavi di finale, in una sfida etichettata da tutti gli addetti ai lavori come una finale anticipata. Ed è una impressionante lezione di calcio della Italia operaia di Conte alla leziosa Spagna di un Del Bosque all’ultimo giro di valzer con la nazionale iberica. Trionfo italia, naufragio Spagna. Il calcio a volte premia, a volte condanna. Le 2 nazioni nei mesi successivi si scambiano commenti, titoli sui giornali e calciatori tra i vari club, in attessa di un nuovo scontro. Avvenuto nella serata di ieri.

Italia e Spagna. Gli spaghetti e la paella, il Barbera e la Sangria, il palio e la corrida. Così diverse nelle loro somiglianze, così lontane nella loro vicinanza. Uno scontro che travalica i confini geografici in tutto e per tutto. Una sfida tra tradizioni prima che tra 22 giocatori. Perché non è mai un incontro banale. Per questo l’errore di Buffon verrà ricordato per molto e molto tempo come la Buffonada, per questo Pellè si infuria con il suo tecnico quando lo fa uscire dal campo. Perché questa è Italia – Spagna, diamine, molto più di una semplice partita.

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