Mettiamoci nei panni di Mancini

Roberto Mancini

 

Quello che è successo nelle ultime ore è noto: Ausilio prende l’aereo e parla con De Boer, Suning propone un rinnovo triennale a Mancini che scopre del blitz del ds nerazzurro e non accetta i paletti fissati dalla proprietà cinese: separazione consensuale. Insulti dei tifosi interisti sui social, media che hanno sempre maldigerito la supponenza e l’arroganza del ciuffo più colorato d’Italia e Inter senza allenatore (o meglio, cambio in panchina) a 13 giorni dall’inizio del campionato.

La situazione è stata gestita male dalle parti, se non altro in termini temporali. Non si può cambiare un la guida tecnica a pochi giorni da una data fondamentale. Il Chievo Verona, prima avversaria dei nerazzurri, è dietro l’angolo e l’Inter ci arriva nel peggior modo possibile:

“Neanche io che di allenatori esonerati me ne intendo mi sarei sognato di cambiare il tecnico a 20 giorni dall’inizio della Serie A”

Parole griffate Massimo Moratti che facevano presupporre un continuo nel rapporto tra Inter e Mancini. Invece no, nel tardo pomeriggio di ieri la bomba: lo jesino non sarà più l’allenatore dell’Inter. Oggi l’annuncio ufficiale da parte della società e fine di un amore che si è degradato nel tempo. Guardando il bicchiere mezzo pieno però, viene da dire: meglio ora che fra due mesi.

11752349_10153562067706070_7018391674162701357_nCome già detto, siamo in un periodo storico in cui lo sport nazionale è prendersela con Mancini: dai tifosi ai giornalisti. Tutti i mali dell’Inter sembrano colpa sua, quando anche all’interno della società non sembra esserci una comunione di intenti. D’altronde come può esserci quando chi ha il coltello dalla parte del manico (Thohir) presumibilmente non ci sarà più tra due mesi? Quindi noi proveremo a metterci nei panni dell’allenatore più criticato del momento.

Sono Roberto Mancini e sono uno dei pochissimi allenatori ad aver vinto con qualsiasi squadra abbia allenato. Sono arrivato in una squadra in cui il giocatore di punta era Guarin e la difesa era composta da Jesus e Ranocchia, con le fasce “arate” da Jonathan e Dodò. Mi rimproverano di non saper lavorare con i giovani ma ho appena messo la società nella condizione di ricevere un’offerta da 60 milioni per un classe 93’ acquistato per 45 milioni in meno. Convivo con la bugia che mi prendono tutti quelli che voglio, ma per esempio volevo Tourè e mi hanno preso Kondogbia, volevo Zabaleta e mi hanno preso Montoya, volevo Salah e mi hanno preso Jovetic. Ho voluto Melo per circa 2 milioni? Meglio sicuramente di M’Vila per circa 11. Soprattutto mi hanno preso come “manager all’inglese” e adesso mi declassano come allenatore normale? D’accordo il mio ruolo è quello di allenare, ma non sono stato preso solo per questo”.

1933906_10153785068791070_3038929575503063931_nQuesto è un punto fondamentale, chi critica Mancini dovrebbe porsi la seguente domanda: se cambiasse il mio “padrone” e il nuovo arrivato mi declassasse, non mi girerebbe il ciuffo anche a me? La risposta è sicuramente sì. Da qui il rifiuto perentorio alla proposta di rinnovo da parte di Suning: 3 anni di contratto con zero poteri in società e penali in caso di non raggiungimento degli obiettivi. Non il massimo insomma.

Probabilmente non è colpa di nessuno, l’Inter ha le sue necessità e il Mancio le proprie: doveva andare così. Sparare sulla croce rossa però, non è né elegante né corretto nei confronti di una persona che ha riportato in una piazza allo sbaraglio giocatori di valore internazionale come Miranda, Perisic, Banega e Candreva e che come per l’Inter del triplete, ha posto delle fondamenta importantissime. Da qui a dire che l’Inter tornerà a vincere ne passa, ma sicuramente questa squadra ha ambizioni più alte rispetto a quella di un anno e mezzo fa e Mancini la abbandona in uno stato sicuramente migliore del suo predecessore.

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