Magnanelli, capitano o mio capitano!

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Nel libro della vita umana, lo sport è quella pagina magica, dai contorni a volte romantici a volte crudeli. In questa visione, il calcio non ha rivali. È una disciplina che sa emozionare sia chi lo segue sia chi non è particolarmente appassionato. Ci regala storie magiche e storie tragiche. Da sconfitte all’ultimo minuto a veri e propri miracoli sportivi. Tra i dettagli più romantici ci sono senza dubbi i matrimoni infiniti tra società e calciatori, che assumono meritatamente l’appellativo di bandiere. Da Gerrard a Lahm, da Kahn a Terry, ma anche in Italia, con Maldini e Del Piero. C’è chi dice che nel calcio di oggi, nel mondo più social di sempre e in cui moda e novità fanno razzia di valori morali, non ci sia più spazio per le bandiere, o meglio, nessun calciatore sarebbe più in grado per provare un simile amore per la maglia. Chiunque lo dice, non deve essere un assiduo frequentatore delle parti di Sassuolo. Qui, se parli di bandiera, non si pensa al tricolore italiano. Qui la bandiera ha un nome e un cognome: Francesco Magnanelli. In neroverde ormai dal lontano 2005, Magnanelli gioca per il club del patron Squinzi dai tempi della C2. Si è tolto parecchie soddisfazioni personali, in un cammino che lo ha eletto, quasi inevitabilmente, come idolo dei tifosi. Pronti via, e alla prima stagione insieme, quella 2005-06, Magnanelli e il ‘Sasol’ (Sassuolo in dialetto emiliano) ottengono la promozione nell’allora serie C1 tramite playoff, con il centrocampista già assoluto protagonista. Quando si dice, amore a prima vista. Nell’annata 2006-07 viene sfiorato lo storico double: questa volta i playoff sbarrano la strada della promozione agli emiliani, nonostante Magnanelli si tolga la soddisfazione del primo gol in maglia neroverde. La Serie B si fa attendere solo un anno. Arriva nella stagione 2007-08, al termine di una cavalcata in cui gli uomini allenati da un allenatore ai tempi emergente e semisconosciuto, un certo Massimiliano Allegri, hanno fatto capire di essere di un altro livello rispetto al resto della compagnia. Sia per il Sassuolo sia per Magnanelli si tratta di una prima assoluta nella serie cadetta. Categoria in cui Magnanelli si comporta da uomo di esperienza in mezzo al campo sotto la guida dei vari Mandorlini, Pioli, Arrigoni, Pea. Tanti allenatori, una sola maglia. Cambiano perfino gli stadi: il Sassuolo si sposta dallo stadio Andrea Ricci, al Braglia, per poi trasferirsi in quella che è tuttora la sua casa, il Mapei Stadium. L’anno di svolta, per la carriera di Magnanelli e per la storia del sassuolo può identificarsi con stagione 2012-13. Sulla panchina neroverde arriva Eusebio Di Francesco. Il nuovo allenatore riceve un chiaro mandato dalla società: ottenere quella promozione in serie A con cui Magnanelli e compagni hanno flirtato troppo negli anni di cadetteria senza mai diventare grandi davvero. Per centrare questo obiettivo non può che affidarsi al capitano, ormai 28enne e meritevole di avere una chance nel calcio dei grandi con la maglia della squadra che ha creduto in lui, quando grande ancora non era. Al primo tentativo, Di Francesco centra il bersaglio grosso. I tifosi sono in visibilio, la società entusiasta, la squadra al settimo cielo, il capitano nell’olimpo. La Sassuolo, calcistica e non, è ai piedi di Magnanelli. Ma è solo l’inizio. Se ottenere la Serie A può sembrare difficile, mantenerla lo è ancora di più. Gli inizi non sono dei più incoraggianti: ineroverdi perdono le prime 4 partite in Serie A, dando ragione agli scettici che già danno per scontata l’imminente discesa negli inferi della B. scettici che verranno puntualmente smentiti: dopo il primo difficileperiodo di ambientamento, il Sassuolo prende le misure di una categoria tosta ma in cui dimostra di potersela giocare con tutti. Non abbandonerà più la Serie A dal momento in cui ci ha messo piede, primato che può vantare di godere solo con l’Inter. Come non abbandonerà più la fascia da capitano Magnanelli. Lui come il Sassuolo, da quel lontano 2005 è cresciuto tanto. Fino ad arrivare al 24 maggio 2015, giorno in cui segna la sua prima rete in carriera in serie A (nella vittoria contro l’Udinese). Soddisfazione che non avrebbe potuto togliersi che con questa maglia. Gli obiettivi però non sono ancora finiti, e il Sassuolo e il suo capitano lo sanno bene. Lo sa bene anche Squinzi, che fa campagne acquisti mirate per mettere a disposizione di Di Francesco una squadra capace di dare filo da torcere a tutti, con il made in Italy come dogma imprescindibile. Squadra, ovviamente, da costruire attorno a Magnanelli. Nella stagione 2015-16 il lavoro di dirigenti e giocatori raggiungerà un idillio perfetto, e a dirlo sono i risultati sul campo: Sassuolo sesto con 61 punti, record per la società e prima storica qualificazione ai preliminari di una coppa europea. Preliminari che si rivelano poco più di una formalità per il Sasol. Magnanelli e compagni si qualificano per i gironi di Europa League. Solo il tempo ci saprà dire dove arriveranno. Di sicuro, per chi, come Magnanelli, c’è dal lontano 2005, dai tempi della C2, questa è già una vittoria, non casuale, ma frutto di anni di sacrificio. Sempre con i colori neroverdi fedelmente cuciti addosso. E poco importa se la bacheca non è piena come avrebbe potuto. Se sei soddisfatto delle tue scelte, nella vita hai vinto lo stesso.  Con 381 presenze, è il primatista nella storia del Sassuolo. E i tifosi se lo tengono stretto, alla faccia di chi dice che le bandiere non esistono più…

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