Joe Hart, papaveri e papere

“Lo sai che i papaveri son alti alti alti”. Nessuna canzone mai scritta è più adatta del pezzo di Nilla Pizzi per descrivere Joe Hart. Un metro e novantasei centimetri di bravura e incoscienza. Nell’anno in cui gli allenatori italiani si sfidano in Premier League, il calcio inglese regala alla Serie A un campione di calibro internazionale. Il portiere del Manchester City e della Nazionale inglese, approda all’ombra della Mole antonelliana, centosessantotto metri di altezza, per mettersi a disposizione di Sinisa Mihajlovic. Un altro, grande colpo per il Torino di Cairo, che pagherà due terzi del faraonico (per le casse del Toro) ingaggio di 4,2 milioni di euro.

Mentre il presidente granata gongola per il colpo riuscito, c’è chi non concorda con la scelta di Guardiola, che ha scelto di rinunciare al suo numero uno, preferendogli Claudio Bravo, arrivato nel calciomercato estivo.

“Una decisione inspiegabile”

così la definisce Roberto Mancini, che ha allenato Hart nella sua esperienza al Manchester City. Il numero 1 è una vittima eccellente, ma non la prima ne l’unica del tecnico spagnolo. La lista dei calciatori esclusi da Pep è abbastanza lunga, almeno come una squadra di calcio, e va da Yaya Touré a Ibra, passando per Kroos e Zambrotta.

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Nessun dubbio quindi, sulla qualità del giocatore. 454 presenze tra Premier League, FA Cup e Champions, due campionati vinti e una lunga militanza in Nazionale. Un bottino di esperienza che porta ai granata respiro internazionale per puntare alla qualificazione per un posto in Europa League.

Joe Hart, da non confondere con hard, duro. Anche se il portiere di Shrewsbury si è dimostrato roccioso nel parare le critiche arrivate nella sua carriera. Nato in una famiglia di rugbisti, le leggende intorno all’infanzia di Joe sono infinite. I tabloid inglesi sono poco inclini al complimento, si sa, e raccontano di un bambino piagnucolone che non amava uscire di casa. Fatto che non gli ha risparmiato battute sulla sua insicurezza nelle uscite, tra i pali, intendiamoci. Ma la sua strada, dicerie o no, era segnata. Prima del calcio un tentativo col cricket. Anche lì, il piccolo Joe finisce in porta. Dal destino non si scappa e pazienza se a volte, il passaggio da parate a papere è stato fatale.

La promessa Joe, che doveva risolvere i problemi di una Nazionale sempre favorita e mai vittoriosa, diventa, in un gioco beffardo, uno dei dilemmi più grandi. Da anni si cerca un’alternativa, ma tra i pali inglesi alla fine c’è sempre lui. Titolare e criticato anche nell’ultimo Europeo, per il gol subito nel derby con il Galles da Gareth Bale. Ma che sarà mai qualche errore di fronte a numeri da record? Certo nulla di fronte al coraggio e alla voglia di un campione di rimettersi in gioco in un campionato e in una squadra sulla carta di molto inferiore ai citizens. A voler essere romantici, non si sbaglia mai. Welcome BraveHart!

 

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