Calcio impolverato: Panenka, passato remoto di cucchiaio

Panenka cucchiaio
Panenka cucchiaio

 

Ci sono modi e modi per entrare nella storia di una competizione sportiva, spesso involontari e non sempre pronosticabili. Antonin Panenka, nerboruto regista cecoslovacco, scelse la finale degli Europei Jugoslavi del 1976 come teatro di futura fama.

Dopo aver eliminato l’arancia meccanica olandese di Johann Cruijff in semifinale la compagine cecoslovacca, vero e proprio oggetto misterioso del panorama calcistico europeo (i calciatori cechi erano confinati da una norma interna che stabiliva non potessero emigrare all’estero prima di avere compiuto i 32 anni di età), si apprestava a sfidare la quotatissima Germania Ovest in una finale dall’esito apparentemente indubbio. Il Match termina sorprendentemente in parità, il vincitore si eleggerà ai calci di rigore.
Il Panenka-time arriva alla fine, quando giunge il momento di battere il calcio di rigore decisivo, in virtù del precedente errore tedesco di Hoeness. Antonin, look Beatles e baffo à la Danny Trejo, aspettava questa occasione da due anni: due anni di test sui campi del proprio campionato, tra tentativi falliti e teorie concretizzatesi. Il portiere deve scegliere un angolo, è matematico, deve decidere dove buttarsi. Anche Sepp Maier, il migliore all’epoca, si deve tuffare, non può pensare di rimanere immobile. Sospinto dalle proprie convinzioni e forte della propria esperienza, Panenka prende una portentosa rincorsa, impatta il pallone, Maier giù a sinistra come da copione e pallone al centro della porta, lento, morbido come una carezza ma sonoro come uno schiaffo.
Panenka penalty
Panenka chips the winning penalty over Maier in the shoot-out. Czechoslovakia v West Germany, European Nations Cup Final 1976.
È un gesto trasudante lucida follia, un’estrosa finezza limata al dettaglio per essere ammirata dall’Europa intera, serviva solo il palcoscenico opportuno. Panenka aveva appena realizzato, esattamente 40 anni fa, quello che tutti oggi conosciamo come il “cucchiaio”, reso noto da Totti a Euro 2000 e reinterpretato, nella massima competizione europea per nazionali, da Helder Postiga nel 2004 e da Pirlo nel 2012. Il gesto tecnico, rivoluzionario nel concept e nell’esecuzione, resterà nella storia come la “Panenka”, con il risultato di diventare più famoso di chi ne fu autore. Infatti, il regista ceco verrà principalmente ricordato in funzione di ciò, al pari del “Carpaccio”, notorio piatto di carne cruda che prende in realtà il nome da un pittore veneziano del cinquecento, Vittore Carpaccio. Anni dopo, all’interno del libro “Undici metri” di Ben Lyttleton, dichiarò:
“Di notte rimanevo sveglio a pensare ai rigori. Sapevo che i portieri di solito scelgono un lato, ma calciando la palla troppo forte al centro si rischia che la parino col piede. Invece, colpendo con la forza giusta, non hanno il tempo di tornare al centro perché si sono già tuffati”.
L’insano gesto è in realtà metodo, sempre condito da quel pizzico di voglia di stupire:
“Volevo far vedere ai tifosi qualcosa di nuovo e plasmare un ricordo che li avrebbe fatti discutere a lungo. Volevo tirare fuori dal cilindro qualcosa che nessuno si aspettava”. Chapeau Antonin, sei decisamente riuscito nell’intento.

 

Filippo Ginelli

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