Eredivisie, finalmente Feyenoord: alla scoperta del capolavoro di van Bronckhorst

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Prendete un club decaduto, uno di quelli che da ragazzini eravamo soliti annoverare tra i più importanti d’Europa o quasi, ma che da una manciata d’anni a questa parte sembrava aver perso una buona parte del fascino che lo circondava, quell’alone magico che nel nostro immaginario rende immortali squadre delle quali magari non sappiamo moltissimo, ma il cui nome incute quantomeno rispetto: il Celtic, la Stella Rossa, il Galatasaray, il Boca Juniors, il River Plate, o magari il Feyenoord.

Noto in Italia come una delle tre grandi storiche del calcio olandese, assieme a Psv Eindhoven e Ajax, il club di Rotterdam ha imboccato una parabola discendente apparentemente inarrestabile in seguito alla conquista della Coppa Uefa nel 2002, uno degli ultimi trofei ad arricchire la bacheca del club. Agli eroi di quel periodo, giocatori di caratura internazionale quali il portiere Dudek o i cannonieri Tomasson, Cruz e Van Hooijdonk, ai quali va aggiunto un giovanissimo Van Persie, succedette una generazione decisamente meno talentuosa. Il club iniziò a sprofondare lentamente fino a mancare, nel 2006/07, la qualificazione alle coppe europee, a 28 anni dall’ultima assenza.

Ecco, prendete il club decaduto sopra citato e affidatelo a uno dei giocatori più rappresentativi della sua storia recente, un tecnico giovane e ambizioso, con esperienza solamente da viceallenatore o da allenatore delle rappresentative giovanili, un Guardiola più che un Conte, per capirci. Un tecnico quasi alle prime armi, ma che deve avere spalle larghe e possenti per reggere la pressione di una tifoseria che non ha abbassato le proprie pretese nonostante il recente ridimensionamento della squadra, una piazza infuocata nella quale è facilissimo scottarsi. Il nostro uomo, l’uomo della rinascita del Feyenoord, risponde al nome di Giovanni van Bronckhorst, oltre 100 presenze con la nazionale oranje e una carriera cominciata e terminata a Rotterdam, condita da un’infarinata di titoli niente male conquistati con le maglie di Rangers, Arsenal e Barcellona, oltre all’amarezza di un sogno mondiale svanito per colpa dell’amico Andres Iniesta.

Il battesimo del fuoco di Gio (così stava scritto sulla sua maglia da calciatore) non è esattamente dei migliori, per usare un eufemismo; subentrato a Fred Rutten il 17 maggio dello scorso anno, van Bronckhorst si trova subito ad affrontare i playoff per la qualificazione ai preliminari di Europa League, ed esce sconfitto dalla doppia sfida con l’Heerenveen. La piazza rumoreggia, ma in breve tempo passerà tutta dalla parte del tecnico; alla prima stagione intera della sua carriera da allenatore, van Bronckhorst guida il Feyenoord al terzo posto in classifica, dietro a PSV e Ajax, e riporta un trofeo a Rotterdam conquistando la KNV Beker, equivalente della nostra Coppa Italia.

Il mercato estivo porta in dote qualche prospetto interessante, come l’attaccante danese Nicolai Jorgensen, l’ala del Watford Berghuis o l’esperto portiere australiano Brad Jones, arrivato per sostituire l’infortunato di lungo corso Vermeer; buoni giocatori, ma che non sembrano poter far fare un ulteriore salto di qualità alla squadra. Inizia il campionato e il Feyenoord parte subito forte con una goleada ai danni del Groningen, con tripletta dell’ex juventino Elia, quindi vince anche col Twente e con l’Heracles, soffrendo un po’ ma senza mai subire gol. Il derby con l’Excelsior viene dominato per 4-1, col vecchio cuore e capitano Dirk Kuyt sugli scudi con una doppietta, ma a legittimare le ambizioni del Feyenoord è la trasferta di Eindhoven: in un Philips Stadion tutto esaurito, grazie al gol del centrale italobrasiliano Eric Botteghin (occhio, Ventura!) prendono la direzione di Rotterdam. Il Psv non perdeva in casa da oltre 6 mesi.

Tra i protagonisti della cavalcata, oltre ai già citati Kuyt e Botteghin, vale la pena citare Nicolai Jorgensen, top scorer a sorpresa del club con 7 reti, i giovani esterni offensivi Berghuis e Basacikoglu (rispettivamente fiore classe ’94 e ’95) e l’eclettico centrocampista Tonny Trinidade De Vilhena, giocatore della scuderia di Mino Raiola che in estate è stato molto vicino all’Inter. Il fiore all’occhiello è però la difesa, che con sole tre reti subite è la meno battuta dei principali campionati europei assieme a quella dell’Atletico Madrid. A guidarla è Terence Kongolo, 22enne congolese naturalizzato olandese, già titolare nella scorsa stagione e ora tra i migliori centrali emergenti d’Europa. Decisivo anche il contributo del 34enne estremo difensore Jones, ex Liverpool e Nec Nijmegen, che non sta facendo rimpiangere un’istituzione come Vermeer

In Eredivisie il Feyenoord guarda tutti dall’alto, forte dei 27 punti in 9 gare (l’Ajax, secondo, è a -5), e si inizia giustamente a parlare di record: in Olanda il primato spetta allo stesso club di Rotterdam, con 10 vittorie consecutive nella stagione 1967/68, alla pari con Ajax e Az Alkmaar. L’unica altra squadra a punteggio pieno in questa stagione è invece il The New Saints, 11 vittorie su 11 nel campionato gallese.

Domenica pomeriggio, ore 14:30, al De Kuip di Rotterdam andrà in scena Feyenoord – Ajax; i ragazzi di van Bronckhorst continueranno a mietere vittime o i lanceri sapranno riportarli sulla terra?

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